giu 16, 2012 · · News, Tecnologie

Cellule artificiali sintetizzano biominerali per computer e pannelli fotovoltaici


Microchip. Autore: Richard Wheeler (Zephyris), via Wikimedia commons

Bioingegneri americani hanno creato una piattaforma biologica artificiale che permette di fare la sintesi di materiali in stato solido cristallino molto richiesti oggi nel settore dell’elettronica. 

Il prof. Daniel Morse ed i suoi colleghi dell’University of California, Santa Barbara, hanno scelto apposite microsfere di plastica imbevute in emulsioni di acqua in olio (a simulare la membrana cellulare), anziché i tradizionali batteri, come microscopiche fabbriche dove effettuare l’espressione genica di proteine, chiamate silicateine, derivate da spugne di mare appartenenti alla specie Tethya aurantia.

La biomineralizzazione ha inizio una volta che le cellule artificiali vengono rotte e rilasciano le silicateine in una soluzione arricchita di silicio o titanio. Le silicateine infatti sintetizzano materiali a base di silicio, come la silice (o diossido di silicio, SiO2), usata comunemente nei chip dei computer o nei microchip degli animali domestici, oppure a base di titanio, come il diossido di titanio (TiO2), impiegato nelle celle solari fotovoltaiche.

Il nuovo metodo di biomineralizzazione supera il limite della tradizionale strategia che prevede l’utilizzo di “cellule viventi”, generalmente batteri, ossia il fatto che molti minerali provocano la morte delle cellule stesse.

La ricerca è stata pubblicata su PNAS.



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