lug 25, 2012 · · Biochimica, News, Tecnologie

Compresa l’azione battericida delle nanoparticelle d’argento


Cristalli di argento (Credit: “silver crystals” via Shandchem/Flickr)

Le nanoparticelle di argento sono tra gli agenti battericidi più impiegati al mondo. Li ritroviamo un po’ dappertutto, nell’ingegneria tessile, nei cosmetici, negli alimenti, nei detersivi, nei prodotti spray, nel trattamento delle acque, utilizzati sempre allo scopo di bloccare la diffusione dei germi. Nonostante l’ampio utilizzo, il meccanismo di azione dei nanomateriali di argento è stato per molto tempo oggetto di controversie all’interno della comunità scientifica.

Adesso, una nuova ricerca condotta presso la Rice University e riportata sulla rivista Nano Letters dell’American Chemical Society afferma che in realtà sarebbero gli ioni argento (Ag+), anziché le nanoparticelle di questo elemento (Ag0), ad essere tossiche per i batteri, provocandone la morte per lisi cellulare.

L’effetto antibatterico delle nanoparticelle di argento è mediato dagli ioni argento anziché dalle particelle stesse. (Fonte immagine: Nano Lett., Article ASAP
DOI: 10.1021/nl301934w Copyright 2012 American Chemical Society)

I ricercatori hanno infatti scoperto che tali particelle non hanno alcun effetto antibatterico degno di nota quando, poste all’interno di camere anaerobiche, viene impedito loro di essere ossidate in ioni argento. Per avere un potente effetto battericida, secondo gli autori della ricerca, bisognerebbe puntare sulla dimensione e sulla forma dei nanomateriali soltanto allo scopo di regolare il flusso ionico; inoltre, gli sforzi si dovrebbero soprattutto concentrare sui processi di trasferimento di massa e sui meccanismi a rilascio controllato degli ioni, veri responsabili dell’effetto battericida.

Il metodo di indagine utilizzato dai ricercatori della Rice University potrebbe essere usato per testare la tossicità di molti altri tipi di nanoparticelle metalliche, allo scopo di ridefinire la concentrazione sufficiente affinché i nanomateriali possano essere impiegati come agenti antibatterici senza eccedere nel consumo di metalli spesso costosi, come appunto l’argento.



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