ago 29, 2012 · · Biochimica, News

Cosmetici anti-aging: identificato il meccanismo cellulare


Maschera facciale (Credit: iStockphoto)

Ricercatori dell’UC Davis University, in California, e della Peking University, in Cina, hanno descritto per la prima volta un meccanismo molecolare che potrebbe spiegare come agiscono nelle cellule gli alfa idrossiacidi, composti organici contenuti nei prodotti cosmetici che fungono da agenti esfolianti, riducono le rughe ed altri segni di invecchiamento, migliorando l’aspetto complessivo della pelle. 

Usati per molto tempo in cosmesi senza conoscerne il meccanismo d’azione, gli alfa idrossiacidi (anche noti con la sigla AHA) sono una classe di acidi carbossilici sostituiti con almeno un gruppo ossidrile. Gli AHA più comunemente usati come ingredienti in cosmesi derivano da prodotti alimentari; l’acido glicolico, per esempio, deriva dalla canna da zucchero, l’acido lattico dal latte acido, l’acido malico dalle mele, l’acido citrico dagli agrumi e l’acido tartarico dall’uva da vino.

In questo studio i ricercatori hanno lavorato sul canale ionico TRPV3 (acronimo di Transient Receptor Potential Vanilloid 3), localizzato sulla membrana plasmatica dei cheratinociti, cellule che popolano lo strato più esterno della pelle. TRPV3 è una proteina che permette il flusso non selettivo di cationi attraverso la membrana ed è implicata in vari processi fisiologici, tra cui la percezione della temperatura e la vasoregolazione.

Attraverso esperimenti di elettrofisiologia su colture di cellule esposte agli alfa idrossiacidi, i ricercatori hanno sviluppato un modello che descrive come l’acido glicolico (il più piccolo e più biodisponibile tra gli alfa idrossiacidi) penetra nei cheratinociti dove, comportandosi da debole donatore di protoni, abbassa il pH delle cellule attivando TRPV3, il quale aprendosi permette agli ioni calcio di entrare nel citoplasma. Il processo si auto-alimenta per via dell’ingresso di  altri protoni, sempre attraverso i canali TRPV3. Il risultato finale è che il calcio in eccesso conduce a morte i cheratinociti, consentendo l’esfoliazione della pelle.

I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Journal of Biological Chemistry.



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