Ricercatori del Massacchusetts Institute of Technology (MIT), con il supporto della NASA, hanno scoperto un gene batterico che potrebbe fornire nuovi indizi su come certi organismi sopravvivono in condizioni ambientali estreme.
Il gene in questione codifica per una proteina, chiamata HpnR, responsabile produzione di lipidi 3-metilopanoidi, composti pentaciclici simili agli steroli. Queste biomolecole, individuate per esempio sul batterio Methylococcus capsulatus (che è in grado di sopravvivere ad elevate concentrazioni di rame), permettono agli organismi estremofili di mantenere una speciale membrana cellulare protettiva (a differenza dei ceppi mutanti che, privi del gene hpnR, non riescono più a produrla) e di sopravvivere in fase stazionaria di crescita, senza cibo né ossigeno, finché la fonte di carbonio (principalmente metano) e l’ossigeno indispensabile per metabolizzarlo non sono nuovamente disponibili.

La scoperta dei ricercatori del MIT è molto interessante anche perché gli opanoidi metilati in posizione C-3 prodotti da HpnR possono essere usati come biomarcatori per meglio comprendere, attraverso l’analisi degli strati rocciosi, l’evoluzione biologica dai primi organismi unicellulari ai più recenti fossili di vertebrati. Non solo, le stesse molecole possono essere sfruttate per ripercorrere i cambiamenti dei livelli di ossigeno avvenuti nel corso della storia geologica terrestre.
Lo studio è stato pubblicato su PNAS.
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